Figura femminile in nero, volto illuminato e materia frammentata in bianco e nero, ritratto Smateriae su identità instabile e trasformazione.

IDENTITÀ SELVAGGIA

CAMBIA FORMA PRIMA CHE QUALCUNO POSSA CHIAMARLA DEFINITIVA.

Figura femminile in nero, volto illuminato e materia frammentata in bianco e nero, ritratto Smateriae su identità instabile e trasformazione.

IDENTITÀ SELVAGGIA

CAMBIA FORMA PRIMA CHE QUALCUNO POSSA CHIAMARLA DEFINITIVA.

SMATERIAE

L'identità non dura.

Si tiene insieme per un attimo, prende una forma, poi si disfa e ne cerca un'altra. Quello che chiamiamo io è un'aggregazione momentanea di frammenti, pixel che si accendono e si spengono dentro la stessa cornice.

L'unità è la posa più convincente. Sotto restano forze che si contendono lo stesso corpo, materia che viene da altrove e continua a comporsi e scomporsi.

Nessun originale, nessun centro fisso, nessuna figura definitiva. Solo l'immagine che si disgrega nell'istante in cui la guardi. In quella caduta torna materia viva.

Prima di essere qualcuno si è un insieme di cose messe vicine. Dati, ricordi, cellule, parole prese da altri e fatte proprie, gesti copiati senza accorgersene. Per un tratto reggono nella stessa forma e danno l'impressione di qualcosa di compiuto e stabile. Poi la presa si allenta e le stesse cose trovano un'altra disposizione.

Non c'è un fondo solido sotto, c'è movimento. I pezzi tengono per un tempo, si lasciano andare, si rimettono insieme in un ordine nuovo. La persona di ieri e quella di oggi sono due assetti dello stesso pulviscolo. Questo rimescolarsi non è l'eccezione, è la regola.

La coerenza è un debito che nessuno ha contratto. Restare una cosa sola, riconoscibile, identica a ieri, conviene a chi deve catalogare in fretta, schedare senza sorprese. Quello che si lascia leggere fino in fondo è già stato preso, capito, tenuto da parte per quando serve.

Cambiare forma non è un cedimento, è l'unico gesto che la materia conosce. Ciò che si scompone non perde niente, si libera dall'obbligo di durare uguale.

Non esiste un modello esatto da cui tutto il resto si sarebbe allontanato per sbaglio.

Resta la forma di adesso, che non domanda consenso e non sta abbastanza ferma perché qualcuno la possieda.

C'è sempre qualcuno pronto a indicare cosa andrebbe sistemato, in attesa di una versione più semplice da prevedere.

Qui non c'è niente da riparare.

La forma successiva è già in arrivo, non deve somigliare a questa. Restare uguali è l'unico modo di sparire, indietro non è una direzione.