Il linguaggio visivo di VOID mantiene una temperatura riconoscibile, anche quando cambia forma, ritmo, colore o distanza.
Ogni video lavora su una soglia. Qualcosa appare, si espone, resta instabile, poi lascia una traccia. Il racconto non procede in linea retta. Le immagini sembrano arrivare da una zona già accesa prima dello sguardo.
Il suono non resta accanto all’immagine. Entra nella sua struttura, ne decide il passo, ne sposta la percezione. A volte sostiene, a volte interrompe, a volte rende più evidente quello che l’immagine trattiene.
VOID è la parte di Smateriae in cui questa materia prende corpo. Un territorio mobile, fatto di video, musica, figure, ambienti e frammenti emotivi che non cercano una chiusura definitiva.
Ogni frammento conserva una propria autonomia, ma continua a rispondere agli altri.





